2021/07/22

Non adattarti al mondo, mettiti in discussione, apriti alla conoscenza



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"Essere capaci di cambiare opinione, con ragione e motivo è simbolo di intelligenza.
Da Socrate possiamo trarre l’arte di non soffermarci sulle cose, sulle opinioni e farle proprie senza la messa in discussione e senza la piena consapevolezza del proprio pensiero. È quindi importante chiedere a se stessi come ci si pone nei confronti di qualcosa e scavare nel profondo, confrontandoci con altri per allargare la propria visione e conoscere nuovi punti di vista, arricchendo il proprio.

(..)  crescendo non solo in cultura ma anche e soprattutto come persona e individuo nella società.
è fondamentale l’apertura alla conoscenza

(..) formulare la propria idea e giungere al proprio pensiero dimostrando che un’affermazione o un modo di osservare le cose è in realtà una sola opinione e come tale può essere confutata.

Questo suo modo di vivere la vita e di stimolare l’interlocutore alla confutazione è sicuramente fonte di fastidio per le forze di potere ma anche per l’assetto della società. 
Socrate, infatti, fu visto come colui che minacciava il potere e le regole stimolando al pensiero autonomo e allontanando dai principi e dai valori.

Essere capaci di cambiare opinione, con ragione e motivo è simbolo di intelligenza. Certamente quello che Socrate insegna è che questo deve venire a seguito di un “lavoro” di esplorazione del sapere e non dopo il semplice sentito dire.

Esplorate quindi la conoscenza, dialogate, ricercate il vostro pensiero, quello che è più affine a voi e al vostro modo di essere, senza prendere quello altrui e adattarlo a sé. (..) "


Chi vuol muovere il mondo

prima muova se stesso.

(Socrate)






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La sua filosofia del “Io so di non sapere”  sarebbe ancora più necessaria oggi, in un mondo in cui le persone e le società si arrogano un sapere non sufficientemente profondo che poi distribuiscono intorno senza preoccuparsi di metterlo (e di mettersi) in discussione.

E lo impongono, in un certo modo anche con gli attuali veloci ma dispersivi mezzi di comunicazione. "La spinta alla conoscenza muove alla ricerca del sapere attraverso il dialogo e il confronto con l’altro una sorta di azione volta a tirar fuori dall’altro la conoscenza e il proprio pensiero." 
Non c'è dialogo oggi nonostante i mille mezzi di comunicazione. Sui social c'è più aggressività e voglia di protagonismo e di autodeterminazione. 
Con i vari pensieri politici non c'è dialogo, c'è sfiducia, fazioni, si è prevenuti (spesso a ragione..), si è rabbiosi e si etichetta tutto senza aprirsi al parere altrui. 
Con il singolo, di persona, c'è scarso dialogo dato da insufficiente "allenamento": c'è troppa fretta, mille altre cose da voler portare a termine, disattenzione con cellulari onnipresenti e notifiche sempre in agguato. 

Forse oggi si scambia troppo la conoscenza profonda con la presunzione di aver fatto il possibile per conoscere... ?


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(Socrate fu condannato a morte nel 399 a.C. con l’accusa di essere empio e corruttore di giovani, in realtà per motivi politici )


Aggiungo anche :  

Socrate, l’uomo dagli atti giusti prima delle parole giuste

L'accusa di essere empio corruttore dei giovani determina la condanna di Socrate davanti al tribunale ateniese. (..)
I Detti memorabili di Socrate ci restituiscono un vero maestro di virtù, di politica e delle cose umane. Qui si mostra che i fatti hanno un valore maggiore rispetto alle parole:
se si possono dire cose giuste ed essere ingiusti, è impossibile essere ingiusti se si fanno degli atti giusti. Essere giusti dunque significa sempre e comunque evitare atti ingiusti.

Socrate


La notissima formula dell’accusa a Socrate apre il primo capitolo del primo libro dei Memorabilia. Lo storico la riferisce in questi termini:
«Socrate è colpevole di non credere agli dei riconosciuti dallo stato e di introdurre altre nuove divinità; è colpevole anche di corrompere i giovani».
Esposta la tesi accusatoria, Senofonte procede quindi a confutarla nel dettaglio, rammentando fatti e detti socratici.(..)

(..) vale la pena riportare un inciso di Senofonte che segue la domanda del tutto retorica sulla ragione per cui un maestro di virtù come Socrate fosse stato frainteso a tal punto da apparire un corruttore dei giovani. 

Senofonte non trova altra spiegazione e chiosa ironico: 
«a meno che il perseguimento della virtù non sia corruzione».




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